Sabato sera, un altro patetico sabato sera. Sono davanti al mio computer, in attesa che il tempo passi in fretta e arrivi l'ora di affogare le mie frustrazioni in un gin lemon troppo forte, e mi annoio. Penso che potrei ascoltare un pò di musica, solitamente J-Ax soddisfa le mie richieste, ma non trovo nulla capace di tirarmi su. Provo con melodie inglesi, ma nemmeno lì trovo una svolta. Guardo un pò di tv, ma vedere ragazze che offrono il proprio corpo in cambio di notorietà mi fa venire la nausea. La bellezza viene usata come merce di scambio al giorno d'oggi, e il cervello delle povere ragazze di bell'aspetto è sempre più scarno, colmo solo di nomi di attori e cantanti, o partecipanti di un qualche reality che incita la loro creazione. No, io non sarò mai una di loro, non venderò le mie nudità ad un programma televisivo, e non offenderò la mia mente obbligandola a restare di fronte a questo zoo. Potrei leggere un buon libro, volendo, ma E.A. Poe non credo che possa aiutarmi. Stasera tocca a me, perciò decido di scrivere. Non ho una musa, e non trovo una penna. Condizioni non proprio perfette, ma nulla mi ferma. Penso, parlo, ammazzo la mia solitudine pronunciando frasi senza senso. Parole assurde inserite in frasi confuse disegnano un viso sfocato sulla parete bianca di fronte a me. La osservo e ne riconosco i lineamenti. è lui. Com'è possibile? Lo guardo e in un attimo rivivo tutti i momenti.
Ignara del suo sguardo, ballavo una melodia strana in una discoteca troppo affollata. Il mio vestito si muoveva con me, lasciando libera la schiena, accarezzata dalla brezza fresca e leggera di quella notte d'agosto. Mi guardava, mi ammirava, mi studiava. Accarezzava ogni centimetro del mio corpo con i suoi occhi neri penetranti. Sorrideva, e ad una mia mossa un pò inventata, rise. Io danzavo e lui era lì, a un passo da me. Notai il suo sguardo e subito me ne innamorai. Così strano, assurdo ed imperfetto. Il tempo di un sorriso e già era qui, seduto accanto a me a parlare. "Domani sei con me per un caffè, lo sai?", mi gridò, colpa della musica troppo alta. "Davvero?" Risposi io sorpresa. "Già, tu non lo sai ancora, ma domani sarai seduta al bar con me" era troppo sfacciato, ed io decisi di stare al gioco "Tu dici? io non credo". "Vedrai" rispose. Mi diede un bacio sulla fronte, sorrise e sparì tra la folla. Frastornata e sorpresa mi alzai, tornai al mio posto e continuai a ballare. Il giorno seguente ero lì, al tavolo di un piccolo locale, a bere caffè con la mia meraviglia sconosciuta. Ero felice, stavo bene, e questo mi bastava.
Chiudo gli occhi, strofinandoli con il dorso della mano. La mia visione è sparita. Lo so, il cioccolato fa male. Ora però mi serve una penna, devo iniziare a scrivere.
Mary Lowe

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